Da Sapere

Nozioni sulla storia delle marche

Solo dopo aver letto la storia delle Marche si può capire perchè tante testimonianze delle epoche passate le possiamo ritrovare ancor oggi, viaggiando per la regione.
La storia delle Marche è segnata da momenti unificanti e da altre fasi in cui essa risulta dall’unione della storia delle singole città, che spesso ebbero vicende parallele, ma ricche di specificità. Le Marche sono infatti una regione fortemente caratterizzata da una vocazione alla pluralità, come indica già il nome, attualmente unico al plurale tra le regioni italiane. La varietà culturale e linguistica non deve però ingannare, in quanto i fattori unificanti sono molti: il paesaggio, il carattere degli abitanti, la dimensione urbana di ogni pur piccolo centro abitato, una storia di autonomie parallele, una cultura dell’armonia in tutti i settori, una singolare ricchezza di poeti, musicisti e pittori, un modello economico-imprenditoriale esemplare; la vocazione all’autonomia di ogni città è paradossalmente il fattore maggiormente unificante. La stessa Ancona ne è il capoluogo non perché abbia mai coltivato ambizioni di dominio del territorio regionale, ma in quanto ne è stata sempre centro maggiore e punto di riferimento ideale (per secoli la regione si chiamò Marca d’Ancona).

I primi insediamenti:

Durante la preistoria il territorio marchigiano era abitato da popolazioni di cacciatori che abitavano in grotte naturali. Il primo documento della vita nella regione è il giacimento archeologico del Paleolitico inferiore ritrovato a Monte Conero. Dopo l’ultima glaciazione, nel 5000 a.C. circa, le popolazioni iniziarono a coltivare la terra ed allevare bestiame; sapevano navigare a vista e questo permise loro di iniziare la pesca. Dall’età del bronzo gli insediamenti iniziano a raggiungere una maggiore consistenza che porterà alla nascita della “civiltà appenninica” con scambi verso l’Umbria e la Dalmazia; a questo periodo risalgono le più antiche sepolture ritrovate.Nel X secolo a.C. un popolazione italica era diffusa su tutta la regione e l’Abruzzo settentrionale: i Piceni. Da questo momento in poi la regione ha una sua unità etnica. Il totem piceno del picchio compare infatti nell’attuale stemma della Regione. I Piceni raggiunsero il massimo splendore nel VII-VI secolo a.C. I centri maggiori erano Novilara, nei pressi di Pesaro, Ancona, Cupramarittima e Belmonte. La parte nord della regione fu invasa nel IV secolo a.C. dai Galli Senoni.

Il periodo romano:

Nel (299 a.C.) i Romani strinsero un’alleanza con i Piceni contro la coalizione che vedeva alleati Galli Senoni, Etruschi, Sanniti, Umbri e Sabini.
I Piceni avevano stretto questa alleanza con i Romani per reagire all’invasione gallica del loro territorio settentrionale, dal Foglia all’Esino. Romani e Piceni sconfissero la coalizione avversaria nella battaglia di Sentino (295 a.C.). Ma nel 269 a.C. i Piceni si trovarono accerchiati dalle nuove città fondate dai Romani e mossero guerra a Roma. La conseguente sconfitta di Ascoli (268 a.C.) consegnò definitivamente la regione ai Romani, restando libere formalmente soltanto Ascoli stessa e Ancona. I Romani stabilirono nel tempo numerose colonie a Firmum (264 a.C.), Aesis (247 a.C.), Potentia e Pisaurum (184 a.C.), Auximum (157 a.C.). Con la Lex Flaminia de Agro Gallico et Piceno Viritim Dividundo (232 a.C.) molti cives si trasferirono nel nord della regione e, in capo a un decennio, vi fu portata la Via Flaminia (220 a.C.).Il territorio regionale venne diviso fra la Regio V Picenum e la Regio VI Umbria et ager Gallicus. Una battaglia decisiva dei Romani durante la seconda guerra punica fu la battaglia del Metauro. Durante questo periodo furono costruite opere difensive, come le mura di Osimo, infrastrutture, come la via Flaminia, la Salariae la galleria del Furlo, teatri, come a Falerone, porti ed acquedotti. Strutture onorarie come la Porta di Fano e l’Arco di Traiano

Medioevo:

Negli ultimi anni del dominio romano le condizioni di vita si erano fatte molto pesanti, per questo la maggior parte della popolazione si era trasferita in altre zone d’Italia. Alla caduta dell’Impero romano d’Occidente, la prima invasione fu da parte degli Eruli guidati da Odoacre, che si stanziarono nel Piceno. Ma l’insediamento maggiore fu degli Ostrogoti, in particolar modo ad Osimo. I Visigoti distrussero Ostra, Suasa ed Urbisaglia. Tra il 535 ed il 553 d.C., durante laguerra gotico-bizantina, il territorio marchigiano fu dapprima conquistato dai bizantini, a parte Osimo ed Urbino; ma poi, dal 541 al 544 i Goti recuperarono gran parte delle città, a parte Ancona e Ravenna. Nel 552 l’esercito bizantino riuscì comunque a sconfiggere definitivamente i Goti e tutta l’Italia ricadde sotto l’autorità di Giustiniano.Nel 568 ci fu l’invasione dei Longobardi che occuparono la parte meridionale della regione sotto il Ducato di Spoleto con le due marche di Camerino e Fermo. La parte nord, invece, rimase sotto l’Impero bizantino che costituì due pentapoli: la pentapoli annonaria (Cagli, Fossombrone, Gubbio, Jesi ed Urbino) e la pentapoli marittima (Ancona, Fano, Pesaro, Rimini, Senigallia).

La situazione rimase tranquilla fino al 728, quando i Longobardi ripresero le invasioni verso le Pentapoli, Osimo ed altre città; le devastazioni cesarono nel 773 con l’arrivo dell’esercito franco di Carlo Magno, che riuscì a sconfiggere definitivamente i Longobardi e, a conferma della Promissio Carisiaca fatta da suo padre Pipino il Breve, donò la parte settentrionale della regione al papa creando lo Stato della Chiesa. La parte sud restò invece nel Ducato di Spoleto. Nel IX secolo vi furono varie incursioni, con distruzioni e saccheggi, a opera di Saraceni e Normanni che però non si stanziarono in loco.Nell’XI secolo si diffuse nella regione il fenomeno dei liberi comuni autogestiti che poco a poco iniziarono a fronteggiarsi fra loro per il predominio sui luoghi circostanti. Le città, in un primo tempo, erano governate da due consoli. Dal XII secolo circa, la struttura del potere venne modificata e quello esecutivo fu assunto da un consiglio di Anziani, quello legislativo da un consiglio di rappresentanti delle arti e dei mestieri mentre il potere giudiziario e di controllo dell’ordine pubblico spettò a un podestà. Ancona, intanto iniziava il suo cammino di repubblica marinara. Nel 1213 Bonconte I da Montefeltro ricevette dall’imperatore il potere sulla città di Urbino. Iniziarono così ad affermare il proprio potere le grandi famiglie, tra cui iMalatesta, i Varano a Camerino ed altre come i Gentile da Mogliano a Fermo, i Chiavelli a Fabriano, gli Smeducci a San Severino Marche, i Brancaleoni a Casteldurante. Con la nomina nel 1353 del cardinale Egidio Albornoz a vicario generale dei domini della Chiesa in Italia, si cercò di ricondurre tutti i comuni e le signorie sotto il controllo, diretto o indiretto, dell’autorità papale e furono emanate le Costituzioni egidiane che regolavano lo Stato della Chiesa.
Queste nuove regole prevedevano nelle Marche cinque città maggiori: Ancona, Ascoli Piceno, Camerino, Fermo ed Urbino; nove città grandi: Cagli, Fabriano, Fano, Fossombrone, Jesi, Macerata,Pesaro, Recanati e San Severino Marche; oltre a 22 città e terre medie, 26 città e terre piccole e 13 terre minori. Tra il 1373 e l’inizio del XV secolo diverse lotte per il potere sconvolsero la regione, portando distruzione e miseria per la popolazione. Nel dicembre 1433 Francesco Sforza invase il territorio marchigiano partendo da Jesi e solo nel 1447 la Chiesa riuscì a riprendere il controllo.Il 15 gennaio 1458 fu fondato ad Ascoli Piceno il primo monte di pietà, ed in poco tempo altri ne aprirono in diverse città. Questi istituti, assieme alle banche, che avevano fini diversi, potevano soddisfare le esigenze economiche della popolazione di diversi ceti sociali. Durante il Cinquecento il fenomeno del brigantaggio colpì la regione, rendendo insicure gran parte delle terre, e venne debellato solo con l’istituzione del Regno d’Italia. Sul finire del secolo, tra il 1587 ed il 1593, una grave carestia colpi le Marche.

Nello Stato della Chiesa:

Ancona e i ducati perdono l’indipendenza. Nel 1532 la repubblica marinara di Ancona cade in mano della Chiesa, in seguito ad un colpo di stato ante litteram. Nel 1540 Il Ducato di Camerino viene tolto ai Da Varano e passa anch’esso alla Chiesa. Nel 1631, infine, a causa della fine della dinastia dei Della Rovere, il Ducato di Urbino entra nello Chiesa. L’ultimo vessillo della libertà regionale viene allora abbassato, e la Chiesa da questo momento ha il controllo diretto su tutta la regione. Il territorio viene diviso in diverse entità amministrative, il cui status è quanto mai eterogeneo: gli stati di Urbino e di Camerino, i territori di Ancona, di Fermo edAscoli Piceno, la Marca anconitana (che ha però come capoluogo Macerata), il Presidiato di Montalto ed infine la città di Loreto, che a causa della sua importanza religiosa aveva un’amministrazione speciale. Nel XVIII secolo le scuole cristiane e gli oratori ebbero una parte rilevante nell’alfabetizzazione delle masse popolari, anche attraverso l’obbligo della catechesi. Grandi artisti e letterati nascono nelle Marche, come Rossini, Spontini e Lanzi, ma svolgono la loro carriera in altre zone d’Italia o all’estero, in quanto mancava nella regione un centro culturale. Durante il Settecento e fino alla metà del secolo successivo molte malattie epidemiche, come peste e tifo, colpiscono la parte povera della popolazione a causa delle insufficienti condizioni igieniche e dalla poca disponibilità di cibo. Gli abitanti con maggiori disponibilità economiche, naturalmente, risentirono meno di queste malattie.

Il periodo napoleonico:

Per approfondire, vedi Repubblica anconitana e Battaglia di Tolentino. Nel 1796 l’esercito francese, guidato dal generale Bonaparte, entrò nelle Marche. Alcune città insorsero contro il potere papale attratte dalle nuove ideerivoluzionarie di Liberté, Égalité, Fraternité.Pochi mesi dopo con il trattato di Tolentino la regione teoricamente tornò fra i possedimenti della Chiesa in cambio di denaro ed opere d’arte; fu solo la prima delle spoliazioni operate da parte dei francesi nelle chiese e nei palazzi marchigiani. In realtà, nonostante il trattato di Tolentino, le truppe napoleoniche continuarono ad occupare la regione; nello stesso anno si costituì la Repubblica anconitana, alla quale aderirono varie città marchigiane; questa repubblica napoleonica durò dal 19 novembre 1797 al 7 marzo 1798, confluendo poi nella Repubblica Romana, che persistette fino al 1799. Con l’annessione al Regno d’Italia napoleonico nel 1808, la regione, prima chiamata Marca di Ancona o semplicemente Marca, venne per la prima volta denominata ufficialmente al plurale, “Marche”, e fu suddivisa nei dipartimenti del Metauro con capoluogo Ancona, del Musone con capoluogo Macerata e del Tronto con capoluogo Fermo. Nel 1813 Gioacchino Murat, Re di Napoli, occupò la regione; con la battaglia di Tolentino e la vittoria dell’esercito austriaco sulle truppe di Murat, le Marche ritornano allo Stato Pontificio.

Sono nati nelle Marche:

Federico II di Svevia, Cecco d’Ascoli, Federico da Montefeltro, Donato Bramante, Gaspare Spontini, Maria Montessori, Giacomo Leopardi, Beniamino Gigli, Matteo Ricci, Papa Sisto V, Papa Pio IX, San Nicola da Tolentino, S. Maria Goretti, Osvaldo Licini, Corrado Cagli, Orfeo Tamburi, Pericle Fazzini, Claudio Villa, Valeria Moriconi, Gino Bonichi (Scipione ) Massimo Girotti, non nato ma trasferitosi piccolissimo con la famiglia Ludovico Scarfiotti.

All original content on these pages is fingerprinted and certified by Digiprove
Translate »